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Trachemys scripta

Trachemys scripta (THUNBERG in SCHOEPFF 1792)
Indice
Introduzione
Classificazione
Denominazione Anglosassone
Caratteristiche anatomo fisiologiche
Dimorfismo sessuale
Distribuzione geografica, clima e habitat
Comportamento
Alimentazione in natura
Riproduzione in natura
Mantenimento in cattività
Arricchimento ambientale ed elementi fisici
Substrato
Parametri ambientali
Ibernazione in cattività
Alimentazione in cattività
Principali problemi sanitari
Legislazione


Introduzione

Le testuggini della specie Trachemys scripta, sono i cheloni palustri maggiormente allevati in cattività. Vengono abitualmente vendute in età giovanissima e viene in genere sottovalutata la loro crescita (una femmina adulta può raggiungere i 20-30 cm di lunghezza) e la necessità di una gestione ambientale ed alimentare adeguata; questo ha portato ad una elevatissima mortalità dopo l’acquisto ed all’abbandono in natura di esemplari adulti che hanno cominciato a riprodursi e stanno creando enormi problemi ai nostri ecosistemi palustri, ed in particolare alla testuggine palustre europea (Emys orbicularis) con cui competono dividendo il medesimo habitat.
 
T.s.scripta notare la differenza di dimensioni tra un giovane esemplare ed un adulto Un esemplare di T.s.elegans libero in un corso d'acqua  Emys orbicularis la testuggine palustre europea

 
Classificazione
La specie Trachemys scripta raggruppa tre sottospecie: la Trachemys scripta elegans o testuggine palustre dalle orecchie rosse, la cui commercializzazione è attualmente vietata; la Trachemys scripta scripta o testuggine palustre dalle orecchie gialle e la Trachemys scripta troostii o Testuggine palustre di Cumberland che sono di libera vendita.
 
Classe Reptilia   Genere Specie Sottospecie
Ordine Testudines Trachemys scripta scripta
(SCHOEPFF 1792)
Sottordine Cryptodira   elegans
(WIED 1838)
Superfamiglia  Testudinoidea troostii
(HOLBROOK 1836)
Famiglia Emydidae  
Sottofamiglia  Deirochelyinae

Denominazione Anglosassone

T.s.scripta: Yellow bellied slider, Pond slider
T.s.elegans: Red-eared slider
T.s.troostii: Cumberland slider

 

Caratteristiche anatomo fisiologiche

Le femmine possono raggiungere i 30 cm, mentre i maschi in genere arrivano a 20 cm; T.s.troosti è la sottospecie più piccola (femmine in genere fino a 25 cm e maschi 12-15 cm). Il carapace e il piastrone non presentano cerniere. Il carapace ha una forma ovale, moderatamente convesso con superficie liscia; il piastrone è piatto sia nei maschi che nelle femmine; la forma generale è piuttosto appiattita ed idrodinamica.
Gli esemplari giovani presentano una moderata carenatura dorsale a livello di scuti vertebrali e indentature tra gli scuti marginali posteriori
Il colore del carapace è molto simile tra le varie sottospecie, verde nei giovani, e diventa progressivamente più scuro, verde oliva, marrone mano a mano l’animale invecchia, fino a diventare in certi soggetti marrone scuro o quasi nero.
Il piastrone ha una colorazione di fondo gialla con macchie o disegni neri; in T.s.elegans è caratterizzato da estese macchie nere su tutti gli scuti e da una banda nera che scorre lungo tutto il ponte; in T.s.scripta è in genere uniformemente giallo a parte uno o due spot a livello di scuti gulari e inguinali (la presenza di livrea caratteristica sulla testa e spot neri su diversi scuti del piastrone può indicare ibridi tra le diverse sottospecie o variabilità di alcune popolazioni); in T.s.troostii c’è uno spot scuro per ogni scuro ma non è presente la banda continua sul ponte.
La cute è per lo più verde con strisce gialle, può anch’essa variare a seconda dell’età ma perlomeno gli arti mantengono sempre strie gialle; la colorazione della testa è quella maggiormente diversificata tra le tre sottospecie e quella che permette più facilmente di classificarle: in T.s.elegans al lato della testa, in zona auricolare dorsolaterale, c’è una larga banda longitudinale rossa bordata di nero, che dà il nome comune alla sottospecie (tartaruga dalle orecchie rosse, red-eared slider), ma che può scolorire con ‘età; T.s.scripta presenta una larga banda verticale gialla dietro l’occhio che si continua con una stria orizzontale a direzione caudale, anche questa tende a scurirsi e scomparire con l’età; T.s.troostii  presenta una banda orizzontale gialla dorsolaterale che si continua caudalmente lungo il collo.
L’aspettativa di vita in cattività è sicuramente superiore ai 40 anni se stabulata correttamente.

 
Giovane T.s.elegans si nota la macchia rossa laterale Giovane T.s.scripta si nota la banda orizzontale gialla
Il piastrone di T.s.elegans presenta macchie scure su tutti gli scuti e su tutta la lunghezza del ponte Il piastrone di T.s.scripta è quasi completamente giallo (Yellow-bellied slider) a parte macchie sugli scuti gulari, e non presenta macchie sul ponte.

Dimorfismo sessuale

Nei soggetti adulti sessualmente maturi (10-15 cm di lunghezza), il riconoscimento del sesso è relativamente semplice: le femmine raggiungono una taglia maggiore dei maschi a parità d’età e di gestione; i maschi presentano una coda più lunga, larga alla base e con l’apertura cloacale che sopravanza il bordo degli scuti caudali quando è estesa; le unghie degli arti anteriori dei maschi sono molto lunghe; i maschi hanno una forma generale più affusolata ed il muso più stretto delle femmine che risultano più larghe e con testa più massiccia; i maschi anziani tendono al melanismo ed a frammentazione delle strie nere cutanee. Nei soggetti giovani il riconoscimento del sesso è molto difficile.
 
T.s.elegans femmina, le unghie non sono particolarmente lunghe T.s.elegans maschio, si notano le unghie decisamente più lunghe rispetto alla femmina
       

La determinazione del sesso, come per molti altri rettili, è legata alla temperatura di incubazione: se le uova vengono incubate al di sotto dei 27°C nascono solo maschi (tempo di incubazione 100-120 giorni), invece sopra i 30°C nascono prevalentemente femmine (tempo di incubazione 60-70 giorni); a temperature intermedie nascono maschi e femmine in proporzione variabile. (Link)
Le tartarughine molto giovani che si trovano in commercio sono prevalentemente femmine, perché vengono incubate a temperature alte per accelerare la schiusa.
Distribuzione geografica, clima e habitat
L’areale geografico originario è il continente nordamericano sud-orientale fino alla Florida ed al Messico.
T.s.scripta
USA: Alabama, Florida settentrionale, Georgia, North Carolina, South Carolina, Virginia
T.s.elegans
USA: Wisconsin, Minnesota, Alabama, Arkansas, Oklahoma, Florida, Georgia, Illinois, Indiana, Iowa, Kansas, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Missouri, Nebraska, Ohio, New Mexico orientale
Messico: Nuevo Leon, Tamaulipas, Jalisco
T.s.troostii
USA: Tennessee, Kentucky, Virginia, Georgia, Alabama
A causa della sconsiderata commercializzazione e liberazione in natura attualmente le varie sottospecie di Trachemys scripta sono presenti come fauna alloctona praticamente in tutto il mondo.
E’ una specie molto adattabile che frequenta un’ampia varietà di habitat, da piccoli stagni, a laghi, paludi e fiumi; preferisce acqua calma, ricca di vegetazione e fondo sabbioso o fangoso; si adatta facilmente anche a bacini artificiali. Può frequentare anche acque salmastre.

Comportamento

Specie abbastanza tollerante con i propri simili in natura, può essere aggressiva in condizioni di sovrappopolazione e convivenza in spazi ristretti
Specie diurna, trascorre molto tempo ad esporsi al sole, in genere da metà mattina a metà pomeriggio nei giorni di sole, fino al tardo pomeriggio nei giorni nuvolosi.
L’esposizione all’irradiazione solare (basking) avviene su rocce o tronchi semisommersi o sulla riva, ma anche galleggiando sull’acqua (floating) soprattutto nei periodi estivi particolarmente caldi. Questo comportamento, tipico di molte specie di rettili, ha la funzione principale di permettere il raggiungimento di una temperatura corporea ottimale; l’asciugatura regolare della cute ostacola la crescita delle alghe e di altri organismi che potrebbero predisporre a patologie cutanee; una parte della radiazione solare (raggi UVB) permette la sintesi di vitamina D3 che è indispensabile per l’assorbimento ed utilizzo del calcio.
Sono attive ad una temperatura compresa tra 10° e 37°C; 41°C rappresentano la temperatura critica superiore (l’esposizione anche per brevi periodi a questa temperatura, senza che la tartaruga possa spostarsi in aree più fresche, è letale).
Quando la temperatura scende sotto i 10°C vanno in letargo; ibernano sott’acqua, nascoste tra il fango e i sedimenti, ma a volte si nascondono in tane di altri animali poste lungo la riva o in tronchi cavi. Durante i giorni invernali più caldi possono interrompere il letargo per esporsi al sole.
Considerato l’ampio areale geografico, non tutte le popolazioni in natura vanno in letargo.
Abili nuotatrici, possono immergersi anche a 20 metri di profondità; si avventurano sulla terraferma per deporre le uova o per cercare un nuovo corso d’acqua in caso di necessità.

 

Alimentazione in natura

Le Trachemys sono onnivore e in natura si alimentano di invertebrati (vermi, molluschi, crostacei, insetti ecc), pesci, anfibi, rettili e qualsiasi animale riescano a predare, animali morti e piante acquatiche. Con l’età le abitudini alimentari si modificano, gli individui giovani sono prevalentemente zoofagi, ed occupano le acque più basse, dove abbondano gli invertebrati. Con la crescita si spostano verso acque più profonde, anche fino a 3 metri di profondità dove le prede animali sono meno disponibili e si alimentano maggiormente di vegetali; mantengono comunque anche abitudini zoofaghe ma più opportuniste che realmente predatorie. Il foraggiamento copre soprattutto la prima parte della giornata, l’attività alimentare è più intensa durante le prime ore del mattino; i giovani passano sott’acqua in cerca di cibo tra 20 secondi e 5 minuti e gli adulti 5-6 minuti. Se la preda è sufficientemente piccola viene ingoiata intera, altrimenti viene lacerata con l’aiuto delle zampe.
Si alimentano anche mediante neustofagia: nuotano sul pelo dell’acqua con la bocca aperta, in modo da ingerire con l’acqua delle particelle alimentari; poi chiudono la bocca ed espellono l’acqua attraverso le narici ingoiando il cibo rimasto nella bocca. 

 

Riproduzione in natura

I maschi raggiungono la maturità sessuale quando raggiungono una lunghezza del piastrone di 9-10 cm, che avviene in genere a 5-6 anni di età; le femmine diventano sessualmente mature quando raggiungono una lunghezza di 15-20 cm in genere dopo i 6-8 anni.
La stagione riproduttiva varia secondo la provenienza geografica, ma generalmente va da marzo a luglio, in certe aree fino a settembre. Il rituale di corteggiamento e la copula avvengono in acqua; il maschio corteggia la femmina mettendosi davanti a lei e carezzandone la testa e il collo con le lunghe unghie degli arti anteriori e dando piccoli morsi sul collo, se la femmina non accetta assume un atteggiamento di minaccia con la bocca spalancata; durante la copula vera e propria che dura 15-20 minuti, il maschio si aggrappa al carapace della femmina. Come in molte altre specie, grazie alla anfigonia ritardata, possono produrre uova fertili per 3-4 anni dopo un singolo accoppiamento.
Le deposizioni hanno luogo in genere tra giugno ed agosto, in genere iniziano dopo circa 30 giorni dalla prima copula; la femmina cerca un sito di deposizione, in genere un’area di terreno o sabbia umida vicino all’acqua e scava un nido di circa 10-15 cm di profondità; le uova vengono emesse a intervalli di circa 40 secondi; finito di deporre ricopre il nido con terriccio e detriti. Se non trovano un sito adatto possono spostarsi anche di qualche chilometro dall’acqua.
Le uova sono ovoidali e hanno un guscio flessibile; durante l’incubazione assorbono acqua, aumentano di dimensione ed il guscio diviene più rigido.
A seconda della taglia ed età dell’animale, possono essere deposte tre covate per stagione riproduttiva, ciascuna composta da 4 a 23.
Le uova ovoidali alla deposizione sono lunghe 3-4 cm, large 2-2,5 cm, di 6-15 g di peso; la lunghezza del periodo di incubazione dipende dalla temperatura, in genere schiudono in 60-90 gg, a volte la schiusa dell’ultima covata stagionale avviene dopo l’inverno o i neonati escono dall’uovo e passano l’inverno in ibernazione all’interno del nido.
I piccoli alla nascita misurano 2-3,5 cm, e alla fine della prima stagione di crescita raggiungono le dimensioni di 3,5-5,5 cm.

 

Mantenimento in cattività

La gestione ideale per queste testuggini, come d’altra parte per la maggior parte delle specie di cheloni (quando le condizioni locali lo permettono) è l’allevamento all’esterno; considerate le dimensioni che raggiungono, la gestione in paludario dovrebbe essere destinata solo ai soggetti più giovani; se allevate all’interno necessitano sistemi di riscaldamento adeguato per raggiungere la temperatura corporea preferita, di una fonte di radiazioni ultraviolette che comprendano raggi UVB e di un sistema di filtraggio dell’acqua.
Molte delle Trachemys che vengono vendute muoiono ancora prima di essere vendute, a causa delle condizioni inadatte in cui sono tenute, moltissime muoiono prima di un anno di età, per gestione ambientale ed alimentare scorrette da parte dei proprietari.
Quando crescono e diventano troppo ingombranti spesso vengono liberate, creando enormi danni agli ecosistemi locali ed in particolare alla fauna.
Richiedono un impegno a lungo termine, possono vivere molto a lungo, anche più di 30 anni e più se allevate in modo appropriato.
Come già detto il mantenimento ideale in cattività delle Trachemys è rappresentato da un laghetto all’aperto che dovrà essere almeno 3 m X 2 m e profondo 100 cm. Il laghetto deve essere circondato da un muretto o una recinzione per evitare le fughe, di una zona asciutta per permettere alle tartarughe di uscire dall’acqua e riscaldarsi al sole, e di un’area adatta alla deposizione delle uova.
L’alternativa è un acquario di cristallo o una vasca in plastica (ad esempio quelle porta oggetti vendute nei centri commerciali) di ampio volume fornito di spaziosa zona emersa.
Una coppia di esemplari, fino a 10 cm di lunghezza può essere tenuta provvisoriamente in una struttura di 60 x 30 x 30 cm; con la crescita la vasca dovrà essere proporzionalmente più grande. Il mantenimento in spazi ristretti di più animali è da evitare perché possono essere aggressivi tra loro e ferirsi anche gravemente.
Come già detto, la situazione ideale è la gestione all’esterno in laghetto; in questo caso in genere è possibile la gestione di piccole colonie, proporzionate allo spazio a disposizione. Gli esemplari più piccoli possono essere mantenuti in vasche fino a che crescono abbastanza per poter essere trasferite nel laghetto; nel caso non si possa installare un laghetto una soluzione palliativa può essere il mantenimento anche di esemplari adulti in vasche di plastica tenute all’esterno.
Si deve prestare la massima cura ad evitare problemi di surriscaldamento, soprattutto per gli esemplari più piccoli, fornendo la possibilità di ripararsi all’ombra se la temperatura aumenta troppo e facendo in modo che la vasca non sia mai esposta completamente al sole. Il calore eccessivo può uccidere un rettile in pochi minuti.
 

 

Arricchimento ambientale, elementi fisici ed acqua di stabulazione

Sono animali palustri che necessitano di un’ampia zona acquatica, ma devono anche avere a disposizione una zona emersa spaziosa dove termoregolarsi e potere asciugarsi completamente
La profondità dell’acqua per le tartarughe neonate non deve superare una volta e mezza la lunghezza del carapace, man mano che crescono la profondità deve essere almeno pari alla lunghezza del carapace, ma preferibilmente molto più profonda considerando che sono delle abili nuotatrici.
La zona asciutta deve essere facilmente raggiungibile e può essere costruita con vari materiali, sughero, legno non marcescibile, plexiglass, plastica ecc. In acqua possono essere immersi materiali vari per creare un ambiente stimolante l’esplorazione, come rocce e tronchi, ma devono essere posizionati in modo tale che non possano essere spostati, non possano cadere sopra l’animale o che le tartarughe non possano rimanere intrappolate sott’acqua.
Non sono animali particolarmente esigenti per quanto riguarda le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua di stabulazione, ma questa deve comunque essere ben filtrata mediante un filtro meccanico-biologico, preferibilmente esterno a canestro sovradimensionato rispetto al volume d’acqua, per evitare l’accumulo di sostanze di rifiuto tossiche e la crescita di batteri patogeni.
Non è consigliabile sostituire il filtraggio con cambi totali periodici dell’acqua, perché questo non permette l’instaurarsi di un adeguato ecosistema microbico (che previene la proliferazione di batteri patogeni e permette l’eliminazione delle scorie azotate) e può selezionare ceppi di batteri patogeni.
Dovranno essere eseguiti invece cambi periodi parziali dell’acqua, sifonatura del fondo e l’alimentazione con prede e prodotti di origine animale dovrebbe essere fatta in una piccola vasca accessoria (è sufficiente anche un catino o una piccola vasca in plastica) per ridurre l’inquinamento dell’acqua; i vegetali possono essere invece mangiati all’interno della vasca di stabulazione, avendo cura di eseguire comunque la sifonatura periodica dei residui.
Come arricchimento comportamentale ed integrazione alimentare, si possono utilizzare pesci vivi possibilmente abbastanza veloci per incoraggiare l’esercizio fisico.

Substrato

Non si deve utilizzare come materiale per il fondo sabbia, ghiaia o altro materiale costituito da particelle che possano essere ingoiate, perché causano facilmente costipazione o ostruzione gastrointestinale.

Temperatura e Luce

Come tutti i rettili queste tartarughe hanno bisogno di mantenere la temperatura corporea assumendo il calore dall’ambiente in cui vivono.
In natura assumono il calore esponendosi al sole, quindi il sistema più fisiologico per fornire loro calore è mediante l’irradiazione di una lampada, che puntata sul lato più lontano dall’acqua della zona emersa crei un punto caldo di 30-32°C.
Le temperature sul punto più caldo e più freddo della zona emersa e la temperatura dell’acqua vanno misurate con termometri per essere sicuri, di garantire sufficiente calore o di non surriscaldare.
La temperatura dell’acqua dovrebbe essere di 24-26°C di giorno e sui 20°C di notte, se le lampade non sono sufficienti a garantire queste temperature o se di notte la temperatura scende eccessivamente, si utilizza un riscaldatore termostatato ad immersione per acquari; bisogna fare attenzione che le tartarughe non ne vengano a contatto e soprattutto quelle più grosse, non li danneggino.
Oltre alla lampada riscaldante è indispensabile l’utilizzo di una lampada che emetta raggi ultravioletti nel range degli UVB che permettono la fotosintesi della vitamina D3.
Le lampade vanno lasciate accese per 12-14 ore al giorno.
E’ sempre sconsigliabile porre il terrario di fronte a una finestra perché con il sole si surriscalderebbe facilmente; tenere presente che inoltre i raggi UVB vengono bloccati da vetro, plexiglass ed altri materiali anche se trasparenti.

Ibernazione in cattività

La necessità o meno dell’ibernazione in queste tartarughe è dibattuta; in linea generale è consigliabile far fare la quiescienza invernale in tutte le specie che la eseguono in natura; per quel che riguarda le popolazioni di Trachemys scripta nel loro areale geografico originario, le popolazioni più settentrionali vanno in ibernazione e quelle più meridionali invece non ne hanno necessità; sicuramente la loro fisiologia permette di superare senza problemi il periodo invernale a basse temperature, probabilmente però la mancata ibernazione non comporta gli stessi effetti negativi rispetto a specie che provengono da aree dove la temperatura della stagione invernale non permette la sopravvivenza se non in ibernazione.
Durante l’ibernazione i rettili no mangiano, rimangono inattivi e riducono il loro metabolismo in modo da non consumare energia e poter sopravvivere al lungo digiuno; l’abbassamento del metabolismo è possibile solo se rimangono a basse temperature, in linea di massima minore di 10°C. Uno degli errori gestionali più frequenti è mantenere queste tartarughe durante l’inverno a temperatura ambiente; in questo caso in genere smettono di mangiare o mangiano poco, riducono l’attività ma continuano a consumare energia indebolendosi ed subendo problemi derivati da carenze alimentari.

 Se la gestione abituale è in paludario all’interno, possono essere gestite in una stanza non riscaldata come ad esempio una cantina, un seminterrato, un garage o una soffitta, la temperatura ed il fotoperiodo vanno gradualmente diminuiti nel corso di alcune settimane fino a 4°C; durante questo periodo di preparazione non vengono alimentate.  Il periodo di letargo può essere di 6-12 settimane, secondo la taglia e delle condizioni fisiche; per le tartarughe giovani può essere più breve; in ogni caso varia a seconda delle temperature stagionali dell’area geografica.
Se la temperatura non scende sotto i 10°C le riserve corporee vengono consumate troppo in fretta, perché il metabolismo non è sufficientemente rallentato. Se invece la temperatura scende sotto i 4°C si possono creare danni da congelamento, e se la temperatura scende sotto zero la morte può avvenire in poche ore.
Per l’ibernazione all’aperto il laghetto  deve avere un’ampia superficie ed essere profondo almeno 1 metro, e deve esserci sul fondo un sufficiente strato di fango per immergersi.
 A seconda dell’area geografica durante l’inverno possono verificarsi innalzamenti di temperatura che determinano un aumento dell’attività, questo non crea problemi, anche in natura i rettili se le temperature si innalzano in pieno inverno possono uscire ad irradiarsi.
Non deve essere permesso il letargo a tartarughe malate o in condizioni fisiche non ottimali, o quelle molto piccole.

 

Alimentazione in cattività

Le neonate e giovani (indicativamente fino a 4 anni) vanno alimentate tutti i giorni; con la crescita la frequenza dei pasti va diminuita, fino ad arrivare a 2-3 volte alla settimana nei soggetti maggiori di 8 anni.
Come già detto, pur considerando la variazione di preferenze alimentari a seconda dell’età, vanno considerate onnivore, quindi dovranno essere alimentate con una quota di alimenti di origine animale ed una di alimenti di origine vegetale; i vari componenti della dieta che verranno elencati dovrebbero essere alternati in modo da fornire una più ampia varietà possibile di alimenti.
La quota animale dovrebbe essere composta da prede intere ed eventualmente preparati commerciali. Le prede possono essere rappresentate da pesci, molluschi e crostacei, preferibilmente abbattute con congelamento rapido a basse temperature o fresche (i prodotti ittici per alimentazione umana danno le migliori garanzie per quanto riguarda la possibile trasmissione di patogeni), lombrichi e saltuariamente altri invertebrati. Perché rappresentino una dieta bilanciata per contenuto di calcio, rapporto calcio:fosforo e contenuto in vitamine ed altri oligoelementi le prede devono essere intere, quindi ad esempio vanno utilizzati pesci piccoli e non pesci grandi sfilettati; sono da preferire pesci magri per evitare il pericolo di eccessivo ingrassamento, di infiltrazione grassa del fegato (steatosi epatica) e di sindromi carenziali da principi antivitaminici e da irrancidimento del grasso (ipovitaminosi B1 e ipovitaminosi E); per quest’ultimo motivo particolare cura va prestata alla catena del freddo ed al corretto scongelamento.
I classici invertebrati da pasto (larve di tenebrionidi, grilli, locuste, blatte ecc.) possono essere saltuariamente presentati, tenendo però presente che sono sbilanciati in rapporto calcio:fosforo e tendenzialmente carenti in calcio, pertanto deve essere prestata attenzione all’integrazione con calcio.
Una parte della quota animale (non più del 25%) può essere composta da preparati commerciali completi di buona qualità (pellet per tartarughe carnivore-onnivore o pellet per trote).
Sul web e su riviste del settore sono presenti varie ricette di “budini” per tartarughe, preparati casalinghi che a detta di chi li utilizza danno buoni risultati, tali ricette sono però empiriche e non supportate da studi sui reali fabbisogni di questi animali e sull’utilizzo a lungo termine, sebbene aneddoticamente sembra diano buoni risultati.
I mangimi costituiti di soli gamberetti essiccati, non sono assolutamente indicati come alimento esclusivo, perché sbilanciato, quasi esclusivamente proteico e privo di vitamine indispensabili; le giovani testuggini alimentate solo con questo tipo di mangime sviluppano gravi carenze vitaminiche, che se non vengono corrette in tempo possono risultare letali.
La quota vegetale dovrebbe essere introdotta prima possibile nella dieta, nonostante la naturale preferenza per la dieta zoofaga negli animali giovani, poiché più si abituano a questa più difficile sarà introdurre le verdure; per abituare tartarughe mal alimentate ad accettare vegetali, questi inizialmente possono essere mescolati o nascosti ad alimenti più graditi ad esempio mescolati a piccole polpette di carne macinata o all’interno di piccoli pesci; successivamente la quota di vegetali verrà gradatamente aumentata e quella animale diminuita.
Possono essere utilizzati vari vegetali, soprattutto a foglia tipo radicchi, cicoria, lattuga romana ed erbe selvatiche come tarassaco, piantaggine, trifogli, crescione; gradite sono anche piante acquatiche come giacinto d’acqua (Eichornia crassipes), lattuga d’acqua (Pistia stratiotes), castagna d’acqua (Trapa natans).
L’alimentazione delle tartarughe acquatiche può creare grossi problemi di igiene dell’acqua. Per tale ragione è meglio evitare alimenti molto grassi od oleosi, e la somministrazione eccessiva di cibo, che causa l’intasamento dei filtri e degrada la qualità dell’acqua. L’ideale è di alimentare le tartarughe in una vasca separata, oppure di mettere il cibo in una zona asciutta, anche se le Trachemys preferiscono alimentarsi in acqua. La vasca usata per l’alimentazione va lavata e disinfettata dopo l’uso.
Se l’alimentazione è corretta e sufficientemente varia non servono integrazioni vitaminiche; se sono alimentate con prede intere (con il calcio contenuto in ossa, gusci ed esoscheletri) e sono sottoposte ad irradiazione con raggi UVB, non dovrebbe essere necessaria nemmeno integrazione supplementare con calcio, ma per sicurezza è consigliabile mettere a disposizione dell’osso di seppia galleggiante nell’acqua, eventualmente anche spolverizzato sull’alimento appena prima della somministrazione.

 

Principali problemi sanitari in cattività

  • Ipotermia acuta o cronica
  • Surriscaldamento
  • Crescita eccessiva o alterata (errori alimentari, mancanza di ibernazione)
  • Sindrome della Malattia Ossea Metabolica (MOM)
  • Ipovitaminosi A
  • Problemi oculari
  • Ascessi auricolari (più o meno associati ad ipovitaminosi A)
  • Lesioni Cutanee e della corazza traumatiche e infettive (batteriche e micotiche)
  • Patologie respiratorie
  • Stasi follicolare
  • Distocie
  • Patologie epatiche
Problemi oculari: T.s.elegans con cicatrice corneale conseguente a cheratite. T.s.scripta con occhi chiusi: non sempre occhi chiusi ed eventualmente gonfi sono dovuti a problemi oculari a volte sono sintomo di malessere o debolezza per problemi generali. In caso di problemi oculari questi possono essere primari o secondari ad altre problematiche come ad esempio errori nutrizionali come nel caso della ipovitaminosi A. T.s.scripta con ascessi auricolari: rigonfiamenti monolaterali o bilaterali ai lati della testa in genere sono suggestivi di ascessi auricolari. Spesso sono correlati ad ipovitaminosi A, ma possono svilupparsi anche per infezioni in condizioni di nutrizione adeguata.
T.s.scripta con lesioni erosive del carapace: la corazza delle tartarughe può subire infezioni batteriche e micotiche generalmente secondarie a scarsa igiene, condizioni ambientali alterate e ferite infettate secondariamente. Possono presentarsi in forma lieve ed autolimitante ma anche grave, profonda e setticemica (SCUD); in quest'ultimo caso possono portare anche a morte l'animale, quindi poichè anche le forme lievi si possono aggravare se non si eliminano le cause non vanno mai sottovalutate. T.s.scripta immediatamente dopo intervento di ovariectomia per stasi follicolare. In alcuni casi l'ovulazione, cioè il distacco dei follicoli e la loro discesa nell'ovidotto per essere ricoperti dai vari invogli e dal guscio, non si verifica; questa situazione può essere fatale e spesso la sintomatologia per diverso tempo può essere lieve e discontinua ad esempio periodi di anoressia e scarsa attività che divengono sempre più lunghi; la diagnosi generalmente viene eseguita con una ecografia; la terapia è solitamente di pertinenza chirurgica. T.s.elegans radiografia di soggetto in corso di distocia (impossibilità di ovodeposizione): in alcuni casi si possono verificare difficoltà durante la deposizione delle uova; può essere una situazione letale se non trattata, ma in certi casi può protrarsi per tempi molto lunghi, anche mesi; le cause possono essere molteplici e riguardare la madre, le uova e/o la gestione; la diagnosi in genere tiene conto della sintomatologia e dell'aspetto radiografico ed è aiutata da altri indagini come ad esempio esami del sangue; la terapia dipende molto dalle cause e può andare dalla semplice correzione degli errori gestionali, a terapie mediche ed ormonali alla chirurgia.
     
     

Legislazione

CITES
T. s. elegans è in Allegato B del Regolamento CE n° 338/97 del 09.12.1996.
Ne è vietata l’importazione nei paesi dell'Unione Europea; i soggetti importati prima dell’entrata in vigore della legge sono di libera detenzione.
L’inserimento nella regolamentazione CITES non è legata al rischio di estinzione in natura ma ai danni all’ecosistema causati dalla liberazione in natura di innumerevoli esemplari da parte di acquirenti irresponsabili.
Essendo in Allegato B, in caso di nascite di queste tartarughe se si intende cederle si è tenuti alla compilazione del Registro di detenzione (Decreto ministeriale del 22.02.01).
Indipendentemente dalla volontà di cessione, è comunque obbligatoria la denuncia delle nascite al Corpo Forestale dello Stato.
T.s.scripta e T.s.troostii sono di libera vendita.
Ultimo aggiornamento: 17 12 2015 © Alessandro Bellese
 

 

Info Contatti

Alessandro Bellese Dr Med Vet
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30126 - Lido di Venezia
Venezia - Italia
C.F. / P.Iva: 03055490274
Tel: 339 4359539
a.bellese@alice.it

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