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Principi di allevamento dei rettili

Principi di Allevamento dei Rettili

Questa pagina è un Work in Progress, verranno periodicamente aggiunti capitoli seguendo l'indice

Indice

 

1.      Introduzione

2.     Alloggio in cattività

a.      Alloggiamento all’interno (Indoor)

                                                              i.      Tipi di strutture

                                                            ii.      Grandezza e forma

                                                          iii.      Sistema di chiusura

                                                          iv.      Ventilazione

                                                            v.      Acqua ambiente

                                                          vi.      Substrato

                                                        vii.      Rifugi

                                                      viii.      Postazioni d’arrampicamento ed irraggiamento

                                                          ix.      Contenitori per l’acqua ed il cibo

b.      Mantenimento dei parametri ambientali del microhabitat

                                                              i.      Temperatura

1.      Termoregolazione

2.      Sistemi di riscaldamento

                                                            ii.      Luce e fotoperiodo

1.      Fotoperiodo per specie tropicali

2.      Fotoperiodo per specie di climi temperati

                                                          iii.      Brumazione…

                                                          iv.      Acqua e umidità

c.       Alloggiamento all’esterno (Outdoor)

                                                              i.      Recinti per cheloni…

                                                            ii.      Acquaterrari da esterno…

                                                          iii.      Laghetti per cheloni…

                                                          iv.      Recinti e gabbie per squamati…

3.      Alimentazione

a.       Serpenti

b.      Sauri

c.       Cheloni

d.      Coccodrilli

e.       Alimenti di origine animale…

f.       Alimenti di origine vegetale

g.      Preparazioni commerciali…

h.      Integrazioni…

4.      Convivenza con altri animali

a.       Stessa specie

b.      Specie diversa

c.       Specie diversa da diversa area geografica

5.      Quarantena

6.      Medicina preventiva e Visite medico veterinarie….

 

Introduzione

Al momento sono descritte 8734 specie nella clade (classe) dei rettili (Reptilia), suddivise in tre cladi i Cheloni, gli Arcosauri (Archosauromorpha) ed i Lepidosauri (Lepidosauromorpha).  La tassonomia con l’avvento della cladistica è in continua revisione, quindi la classificazione seguita nel sito potrebbe non coincidere con altre fonti bibliografiche.

La clade (ordine) dei Cheloni (Testudines) è diviso in due sottordini i Criptodiri (Cryptodira) ed i Pleurodiri (Pleurodyra).

La sottoclasse dei Lepidosauri è suddivisa in due ordini, i Rincocefali cui fanno parte solo le due specie di Tuatara (Sphenodon punctatus e S. guntheri) e gli Squamati (Squamata) che sono a loro volta suddivisi in 3 sottordini, gli Anfisbeni (Amphisbenia), i Sauri (Sauria) ed i Serpenti (Ophidia).

Nel sottordine Serpenti sono riconosciute attualmente 3149 specie, nei Sauri 5079 e nei Cheloni 313.

Gli Arcosauri comprendono i Coccodrilli (ordine Crocodylia) e gli Uccelli (considerati nella tassonomia classica come Classe: Aves). Gli uccelli verranno trattati a parte.

Solo un numero relativamente piccolo viene abitualmente mantenuto in cattività in parchi zoologici e strutture analoghe a vario indirizzo (commerciale, conservazione etc.), in circhi, in collezioni private, in strutture di ricerca e in ambiente domestico come animali “pet”. Le indicazioni seguenti  si occuperanno dei principi di allevamento indirizzati soprattutto agli animali nelle collezioni private e come animali da compagnia (pet’s animals) per garantire una condizione di benessere migliore possibile agli esemplari mantenuti in cattività.

L’allevamento a scopo riproduttivo di numerosi esemplari, ha diverse finalità ed esigenze, quindi i il sistema di allevamento può variare considerevolmente riguardo vari punti come la grandezza e la tipologia delle strutture, gli accessori ed il substrato, l’alimentazione; per questo motivo non verrà trattato in questa sede.

Anche se diverse specie vengono riprodotte in cattività da molte generazioni, dal punto di vista fisiologico ed in gran parte etologico, vanno sempre considerati animali selvatici  per i quali è necessario riprodurre molte delle caratteristiche fisiche e biologiche del loro habitat.

Alcune anche in natura sono predisposte ad adattarsi ad un ampia varietà di habitat ed a variazioni ambientali, queste in genere sono quelle che meglio vivono in condizioni di cattività; altre invece necessitano che vengano riprodotti nel modo più fedele possibile i fattori essenziali del loro habitat.

In ogni caso sia per le specie più adattabili che per quelle meno, maggiore è la differenza tra i valori dell’habitat artificiale e quello naturale e maggiore è la possibilità di causare uno stress cronico che può portare a stato di malattia, difficoltà riproduttive e morte. In altre parole l’intensità dello stress è direttamente correlato alla differenza tra ambiente artificiale ed ambiente naturale intesi come somma delle necessità fisiche e sensoriali.

Perciò i punti chiave per garantire il benessere in questi animali stanno nel ridurre il più possibile i fattori stressanti che sono in parte validi per tutto il gruppo ed in parte peculiari per ogni singola specie; le indicazioni di queste linee guida hanno carattere generale, per approfondire l’allevamento delle singole specie si rimanda alla sezione Schede.

 

 

 

Strutture di allevamento

 

L’obiettivo è il mantenimento ottimale del singolo soggetto mantenuto. Per far questo è necessario che il microambiente ricreato in cattività garantisca oltre i parametri fisici corretti per temperatura, luce, umidità ed altri, anche il benessere psicofisico del soggetto.

Fondamentalmente possiamo classificare i “luoghi” dove vengono mantenuti i rettili in strutture da interno (indoor) e da esterno (outdoor). Nel mantenimento indoor vengono utilizzati fondamentalmente terrari/vivari, gabbie e stanze climatizzate. Nel mantenimento outdoor recinti e gabbie.

Per quanto riguarda le strutture da interno, fondamentalmente possiamo distinguere due modi generali per il mantenimento dei rettili:  un modo “spartano” che privilegia la semplicità di gestione e l’aspetto sanitario ed il “vivario” che cerca di riprodurre  l’ambiente in cui vive in natura l’animale.

Nel primo caso, spesso utilizzato nell’allevamento intensivo, vengono rispettati i parametri ambientali corretti ma in un ambiente più semplice e facilmente gestibile. La struttura contiene contenitori per acqua e cibo, un rifugio e a seconda della specie strutture per l’arrampicamento il fondo è di solito coperto da fogli di carta o substrato facilmente sostituibile.

Il “vivario” si dovrebbe poter definire come un microambiente confinato nel quale un soggetto possa esprimere al meglio le proprie potenzialità fisiologiche e comportamentali.  In questo caso si cercherà di rprodurre il più possibile le condizioni naturali “ positive”. 

Il concetto di arricchimento ambientale stà diventando un principio di base che và costantemente migliorato. Gli effetti positivi di un ambiente “naturale” sono sia comportamentali che fisiologici.

L’esercizio fisico e la cura dell’allestimento ambientale sono due parametri non comunemente considerati quando si allevano questi animali.  Molte specie posseggono dei modelli comportamentali complessi e sono piuttosto attivi, quindi traggono vantaggio da allestimenti che oltre ai fattori igienico sanitari, tengano conto anche delle necessità d’espletamento del normale repertorio comportamentale. L’aumento della complessità ambientale stimola di per sé il movimento che riduce l’accumulo di grasso ed aumenta la capacità riproduttiva.

Vivere in un microclima adatto permetterà al rettile di regolare accuratamente la propria temperatura corporea e la propria idratazione. 

L’utilizzo di substrati bioattivi sembra sia di enorme aiuto nella protezione dalle infezioni favorendo la crescita di batteri e funghi ad “azione positiva” che competono con quelli patogeni.  In generale quindi un vivario “naturalistico” permette al rettile di vivere meglio, di esprimere le sue potenzialità comportamentali ed è essenziale nella prevenzione delle malattie. 

Ovviamente per far questo, prima di allestire la teca e per poterla progettare nel modo adatto, sarà essenziale raccogliere più informazioni possibile sull’area geografica di provenienza e quindi sulle caratteristiche climatiche (fotoperiodo, stagionalità, temperature diurne e notturne, umidità ambientale ecc.), sulle peculiarità ecologiche e comportamentali, cioè se l’animale è terricolo, arboricolo, acquatico, semiacquatico, solitario, gregario, aggressivo, diurno, notturno, eliotermo, tigmotermo ecc.

In linea generale gli allestimenti “naturalistici” sono più difficili da mantenere rispetto ai terrari “essenziali” e richiedono un impegno ed un’attenzione significativamente maggiore; se un “vivario” naturalistico non viene adeguatamente seguito, soprattutto per quanto riguarda l’igiene ambientale, perde sicuramente tutti i vantaggi e diventa un pericolo piuttosto che un vantaggio per il benessere dell’animale.

 

 

 

 

 

Info Contatti

Alessandro Bellese Dr Med Vet
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30126 - Lido di Venezia
Venezia - Italia
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Tel: 339 4359539
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